di Stefano Mammini
Ha ripreso il via il ciclo di conferenze Il Museo si trasforma, ideato dal Museo Nazionale Romano per far conoscere i molti interventi che stanno ridisegnando il volto e gli assetti del complesso grazie al progetto URBS. Dalla città alla campagna romana, finanziato come Piano Nazionale Complementare al PNRR. Il primo appuntamento è stato dedicato a uno dei progetti più importanti e articolati: il riallestimento della sezione dedicata alla protostoria, che ripercorre le vicende di Roma e del suo territorio tra la fine dell’età del Bronzo (XI secolo a.C.) e il VII secolo a.C.
I materiali saranno distribuiti al primo piano del Chiostro di Michelangelo, che già aveva accolto la versione precedente di questa sezione, denominata Museo di Protostoria dei Popoli Latini, rispetto alla quale, però, gli spazi vengono ripensati e notevolmente ampliati. Nella nuova configurazione, infatti, sarà utilizzato l’intero sviluppo del chiostro, occupandone quindi tutte e quattro le ali – ciascuna delle quali è lunga 100 m circa – e non solo due, come in precedenza.

(Archivio Fotografico MNR).
Restauri filologici e sostenibilità
Il raddoppio dello spazio espositivo ha comportato la totale ristrutturazione del primo piano del chiostro, mirata, innanzi tutto, alla restituzione degli ambienti originari. Si è così deciso, per esempio, di lasciare a vista il controsoffitto ligneo, opportunamente restaurato, e di posare una nuova pavimentazione, in cocciopesto. Parallelamente, è stata rinnovata e integrata la dotazione impiantistica del chiostro, avendo cura di adottare soluzioni tali da assicurare la sostenibilità dei costi di esercizio, come nel caso degli impianti per la climatizzazione degli ambienti.

di Etienne Du Pérac e Antoine Lafréry. 1577 (da https://digi.ub.uni-heidelberg.de).
Il nuovo allestimento, pensato in continuità con il precedente, ripercorre dunque oltre quattro secoli di storia, a cominciare dall’XI secolo a.C., data che, per il territorio laziale, segna la fine dell’età del Bronzo. L’illustrazione dei materiali archeologici e dei contesti di provenienza è preceduta da un inquadramento di carattere generale, che è anche l’occasione per spiegare le varie fasi di vita di quello che oggi è il Museo Nazionale Romano. Il complesso ricavato nelle Terme di Diocleziano mantenne la sua funzione conventuale fino alla soppressione, nel 1884. Cinque anni più tardi venne istituito il primo museo, ma la svolta decisiva si ebbe nel 1911, quando, per celebrare il primo cinquantenario dell’Unità d’Italia, fu allestita la grande Mostra Archeologica in occasione della quale, sotto la direzione di Rodolfo Lanciani, le aule delle terme furono liberate e l’impianto riacquistò la sua dimensione originaria di monumento archeologico.
Le linee guida dell’allestimento
L’esposizione dei reperti verrà organizzata secondo tre livelli gerarchici, identificati nei depositi dei materiali, nei contesti di provenienza e nella definizione degli elementi distintivi dei diversi aspetti culturali documentati. In particolare, il riferimento ai depositi è stato pensato anche nella prospettiva di effettuare rotazioni degli oggetti esposti, così da moltiplicare le occasioni di conoscenza del patrimonio custodito dal museo.

Segnano le tappe cruciali della storia del Lazio prima dell’avvento di Roma siti che da tempo costituiscono punti di riferimento essenziali per gli studi di archeologia e che meritano senz’altro una vetrina capace di diffonderne la conoscenza anche presso il pubblico dei non addetti ai lavori. Basti pensare alla necropoli scoperta in località Osteria dell’Osa, sulla via Prenestina (km 17,500), sul margine orientale del cratere di Castiglione, nel territorio della futura città latina di Gabii. Il sepolcreto è stato sistematicamente indagato dal 1971 al 1986 e gli scavi hanno portato alla scoperta di 600 tombe a incinerazione e a inumazione, riferibili a tutto il corso dell’età del Ferro laziale (IX-VII secolo a.C.).
Oppure alle tombe della necropoli di Collatia (VII secolo a.C.), scoperta in località La Rustica, alcune delle quali hanno restituito corredi che comprendono oggetti di grande pregio. Come, per esempio, la Tomba 3, che accolse le spoglie di un uomo adulto (20-40 anni), deposto con i suoi ornamenti personali e gli indicatori di ruolo: spada e scettro. Attributi che hanno indotto a ribattezzarlo “Principe di Collatia”. Alla sua destra era collocato un carro da guerra a due ruote, mentre il corredo – formato da vasi di bronzo e di impasto, due coltelli, due spiedi e due lance di ferro – era sistemato sul lato di fondo della tomba.


di via Laurentina-Acqua Acetosa. VII secolo a.C. (Archivio Fotografico MNR).
Materiali inediti
E la nuova sezione darà anche modo di esporre in via permanente reperti provenienti da altri siti di primaria importanza come le necropoli di Castel di Decima o di via Laurentina-Acqua Acetosa, finora presentate, parzialmente, in occasione di mostre temporanee.
Il riallestimento della sezione protostorica del Museo Nazionale Romano si è inoltre trasformato in una preziosa occasione di arricchimento delle conoscenze, per più di un motivo. Innanzi tutto, si è dovuto procedere alla ricerca e al censimento dei reperti, in più casi attraverso il ricongiungimento dei contesti i cui oggetti risultavano sparsi in depositi diversi. E, parallelamente, è stata eseguita anche l’inventariazione sistematica di tutti i materiali destinati all’esposizione. Operazioni che hanno permesso e permettono di disporre di vere e proprie “carte di identità” dei diversi siti.
Il racconto dettagliato degli aspetti storici, archeologici e culturali sarà inframmezzato da approfondimenti su aspetti peculiari della vita quotidiana in età protostorica e da postazioni che prevedono il coinvolgimento dei visitatori, con apparati interattivi pensati anche per i più piccoli.

I periodo laziale, XI-X secolo a.C. circa (Archivio Fotografico MNR).

Metà del VII secolo a.C. (Archivio Fotografico MNR).


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