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Gesti d’eternità
Les Eyzies (Dordogne), Musée national de Préhistoire
fino all’8 novembre 2026
Info https://musee-prehistoire-eyzies.fr/

Con la mostra Gesti d’eternità, il Musée national de Préhistoire di Les Eyzies (Dordogna, Francia) invita a scoprire quanto indietro nel tempo si collochi l’emergere di una visione della morte che va al di là della semplice constatazione di un momento ineluttabile nell’esperienza umana. La ricerca archeologica e gli studi derivati dalle indagini condotte sul campo hanno infatti permesso di collocare la diffusione delle prime pratiche mortuarie e funerarie intorno ai 100000 anni da oggi, provando che queste ancestrali forme di pietas furono praticate non soltanto dall’uomo anatomicamente moderno (Homo sapiens), ma già dai Neandertal. Pratiche che implicano una capacità di astrazione che si ritrova anche nell’attrazione per oggetti esteticamente gradevoli, nella creazione di ornamenti, nell’uso di sostanze coloranti e nello sviluppo di varie forme d’arte.

Il progetto espositivo abbraccia un orizzonte cronologico che spazia dal Paleolitico al Mesolitico, ovvero fino a 8000 anni fa circa. La mostra documenta la varietà delle pratiche di volta in volta messe a punto: la sepoltura primaria di un individuo direttamente nel terreno è infatti solo un esempio tra le decine di altri gesti noti, il cui significato reale solleva, ancora oggi, più di un interrogativo. L’esposizione mira a mostrare come il trattamento dei defunti, in quanto fenomeno culturale, rimandi a dinamiche di organizzazione sociale. Si propone inoltre di far comprendere come l’archeoantropologia riesca ad analizzare questi gesti, rivelatori delle preoccupazioni di chi era in vita.

Conchiglie e denti di cervo

Il percorso valorizza le collezioni antropologiche conservate nel museo di Les Eyzies – che è una delle più importanti raccolte francesi di preistoria – e si avvale di prestiti importanti, provenienti da diverse istituzioni francesi ed europee. Tra gli esempi più significativi si può ricordare il cranio della cosiddetta Dama del Caviglione, scoperto nella grotta omonima, facente parte del complesso dei Balzi Rossi, in Liguria. Databile intorno ai 24000 anni da oggi e ascrivibile al Gravettiano (una delle culture del Paleolitico superiore), il cranio era ricoperto da oltre 300 conchiglie e denti di cervo con un foro praticato al loro interno, che dovevano essere infilati su una sorta di rete che gli copriva la testa.

Cranio della cosiddetta Dama del Caviglione, scoperto nella grotta omonima, facente parte del complesso dei Balzi Rossi, in Liguria. Paleolitico superiore, Gravettiano 24000 B.P. circa. Il cranio era ricoperto da oltre 300 conchiglie e denti di cervo con un foro praticato al loro interno, che dovevano essere infilati su una sorta di rete che gli copriva la testa (© Muséum national d’Histoire naturelle, Jean-Christophe Domenech).

Di grande rilievo è anche la presenza di resti dell’Uomo di Cro-Magnon, appartenente alla specie dell’uomo anatomicamente moderno e che prende nome dalla grotta della Dordogna nella quale furono scoperti, nel 1868, gli scheletri che portarono al suo riconoscimento. Nella vetrina dedicata a questo nostro antenato è stata sottolineata la dimensione simbolica delle pratiche funerarie, in questo caso testimoniata dall’associazione di ossa trattate con ocra e di ornamenti.

Dopo aver passato in rassegna numerosi contesti di epoca paleolitica, il percorso si chiude con materiali riferibili al Mesolitico e con una scelta di oggetti etnografici e manufatti d’arte applicata che arrivano ad abbracciare anche l’età moderna e contemporanea. Né manca una riflessione, ineludibile, su quali debbano essere le scelte da compiere nell’esporre i resti umani in mostre e musei. Un tema che, anche in Italia, è oggi molto dibattuto.


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