di Stefano Mammini
Jean-Jacques Hublin ha ricevuto il Premio Balzan 2023 per l’Evoluzione umana: Paleoantropologia, con la seguente motivazione: per l’importanza delle sue scoperte sul campo, in particolare quella del più antico Homo sapiens in Africa; per la sua capacità di sintetizzare dati provenienti da strumenti tecnologici all’avanguardia; per la sua abilità nell’organizzare gruppi scientifici, in particolare come responsabile dell’Istituto Max Planck di Lipsia; e per le sue qualità di insegnante e divulgatore.
Nel settembre dello stesso anno, a Lugano, il vincitore del prestigioso riconoscimento ha tenuto la conferenza ora pubblicata come tredicesimo titolo della collana che l’editore Olschki dedica a questi ormai tradizionali appuntamenti. Nel volume – in lingua inglese – Hublin affronta uno dei passaggi cruciali nello studio dei nostri più antichi antenati, cioè quello dell’avvicendamento tra Uomo di Neandertal e Homo sapiens. Una questione a cui il paleoantropologo francese ha dedicato molti dei suoi studi più importanti, affermandosi come uno dei più autorevoli esperti in materia.
Fin dall’inizio emerge l’importanza che la genetica e lo studio del DNA hanno assunto nelle ricerche sulle specie umane più antiche, offrendo, per esempio, prove ormai certe sull’origine africana dell’Homo sapiens, che fece la sua comparsa nel continente intorno ai 300.000 anni fa. Una certezza che ha cominciato a farsi strada negli anni Ottanta del Novecento e ha gradualmente rimpiazzato le ipotesi fino ad allora formulate, secondo le quali l’origine dell’uomo moderno sarebbe invece stata l’esito di fenomeni evolutivi verificatisi in diverse regioni del mondo.
Out of Africa
Intorno ai 50.000 anni fa, Homo sapiens si rese protagonista di ripetute migrazioni, che, dall’Africa, lo portarono a occupare l’intera Eurasia, sostituendosi quasi totalmente alle specie umane arcaiche. In questo scenario si inserisce l’incontro con i Neandertal, sulle cui dinamiche, nonostante i notevoli progressi registrati negli studi più recenti, dev’essere fatta ancora piena luce. Tanto che Hublin stesso considera la ricostruzione completa dell’evento come una delle “sfide principali della paleoantropologia”, poiché si tratta di un incontro del quale “conosciamo il «prima» e il «dopo», ma non le dinamiche precise all’interno delle zone di contatto”.

Oltre alla genetica, continua a essere naturalmente decisivo l’apporto della ricerca sul campo e Hublin sottolinea come l’Europa rappresenti a questo riguardo un osservatorio privilegiato, sia per la ricchezza delle testimonianze a oggi note, sia perché lo studio dei siti e dei materiali ha avuto inizio già prima del Novecento e, da allora, ha generato una letteratura scientifica vastissima. Gli scavi condotti nella regione europea hanno permesso di acquisire una vasta documentazione materiale, in seno alla quale hanno una particolare rilevanza i resti fossili e le industrie litiche.
Classi di reperti che costituiscono basi essenziali per lo studio dei più antichi gruppi umani, in quanto le osservazioni sulla morfologia dei materiali o sulle caratteristiche tecnologiche possono offrire elementi dirimenti per distinguere le specie a cui poterli ascrivere. E ne è conferma, fra le molte possibili, la Grotta di Bacho Kiro, in Bulgaria, indagata da un team guidato dallo stesso Hublin.
Il primo uomo europeo
Il sito presenta condizioni ottimali, in quanto i livelli del deposito stratigrafico al suo interno sono sigillati da sedimenti sterili, che hanno perciò impedito contaminazioni o spostamenti dei reperti. Oltre a strumenti in pietra peculiari, nella grotta sono stati recuperate ossa fossili umane che, grazie all’impiego della tecnica denominata ZooMS (Zooarchaeology by Mass Spectrometry), è stato possibile assegnare a individui vissuti fra i 45.000 e i 43.000 anni fa: una data che, a oggi, ne fa i più antichi esemplari di Homo sapiens del continente europeo.
Corroborata dal ritrovamento di una mascella affine per caratteristiche morfologiche, la scoperta di Bacho Kiro ha dunque almeno in parte riscritto la storia della diffusione dell’Homo sapiens, che raggiunse l’Europa prima di quanto finora ipotizzato. A conferma di come le ricerche stiano ridisegnando il quadro del più antico popolamento umano e, soprattutto, suggeriscano “un grado di complessità ancora maggiore nei processi di sostituzione delle popolazioni e la possibilità di gruppi misti o che interagivano strettamente tra loro”.

Nelle pagine successive viene riportata la discussione che ha fatto seguito alla conferenza, moderata dal giornalista Jonas Marti, e, dopo un breve profilo biografico di Jean-Jacques Hublin, c’è spazio per la presentazione del progetto di ricerca “Before and After «Out of Africa»: Evolution of Early Homo Sapiens” (“Prima e dopo «Out of Africa»: evoluzione dell’Homo sapiens arcaico”). Un programma che si baserà sullo studio dei materiali restituiti da due siti in grotta del Marocco: Dar Es-Soltane 2 e la Grotte des Contrebandiers.

Jean-Jacques Hublin
Homo Sapiens Replace
Neandertals in Europe
The Annual Balzan Lecture 13,
Leo S. Olschki, Firenze
ISBN 978-88-222-9537-8
Info www.olschki.it



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